La mixology italiana sta attraversando una fase di profonda evoluzione: l’attenzione non è più soltanto rivolta a “cosa” si beve, ma anche a “come” e “perché” lo si fa. Il drink resta il protagonista, ma da solo non basta più. Ciò che oggi fa davvero la differenza è il modo in cui viene raccontato e vissuto. Ne parliamo con Leonardo Veronesi, bartender internazionale e Project Manager di RPM – Riva Pianeta Mixology, l’area speciale di Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza dove si incontrano spirits, liquori, e specialità del bere miscelato. Il suo è uno sguardo lucido, a tratti scomodo, ma indispensabile per chi desidera distinguersi nel mondo dell’ospitalità e della ristorazione.
L’esperienza è sostanza e inizia prima del drink
«La Mixology non è mai stata “solo tecnica”: se così fosse, in un’era tecnologica come quella attuale, la professione del bartender non esisterebbe più ma ci sarebbero tanti robot a sostituirci».
Leonardo Veronesi ha le idee molto chiare sul ruolo di bartender, mixologist e imprenditori del settore. Fin da subito sposta l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato: l’esperienza non si trova solo nel bicchiere, ma in tutto il percorso che lo precede e lo segue.
«Quello che fa vivere la reale “esperienza” non è e non può essere solo il cocktail bensì tutto ciò che accompagna il nostro cliente all’interno del locale».
In questa visione, l’ospite assume una centralità concreta, non retorica. Ma come ricorda Veronesi,
«Non tutti i clienti sono uguali, il nostro ruolo dovrebbe essere quello di intercettare al meglio le sue esigenze e soddisfarle appieno. Attenzione però a non confondere l’essere i fautori di un servizio con l’essere al servizio di qualcuno. Siamo noi ad organizzare il servizio […] in ogni minimo dettaglio, un lavoro che richiede molta attenzione, non si concentra solo nella preparazione del drink ma cura anche le fasi che precedono, accompagnano e seguono il momento in cui il nostro cliente beve il proprio drink».
Il mito dell’esperienza e il vero effetto wow
Per Leonardo Veronesi la parola esperienza è ormai inflazionata, spesso abusata e confusa, perdendo il suo reale significato in particolare nel rapporto tra l’esperienza del saper fare e l’esperienza vissuta nel momento presente. Come ci racconta, l’effetto wow non nasce da effetti speciali, ma dalla coerenza di ogni dettaglio: dall’accoglienza alla relazione, fino alla cura del post-servizio.
«Bere un cocktail mediocre, in un ambiente carino ma non eccezionale, accolti con sufficienza, abbandonati a sé stessi e definire questa una esperienza multisensoriale solo perché siamo in un locale divenuto famoso... non ci dà il diritto di definire “esperienza” qualsiasi cosa ci propongono», afferma con decisione.
Il vero valore si costruisce con metodo, professionalità, tempo:
«Per eseguire il servizio perfetto, consapevoli che non esiste la perfezione, serve una grande preparazione che si consegue solo con anni di esperienza, studio, ricerca, tanto sacrificio e molta umiltà» precisa Veronesi.
Trend tra fermentazioni, low alcol e RTD: il mercato cambia passo
Nel 2025 si è registrata una crescita dei prodotti low e no alcol, e molte aziende del beverage hanno proposto sempre più prodotti a bassa gradazione alcolica, analcolici 00 e dealcolati. Sul tema Leonardo Veronesi non fa sconti: «In molti casi il prezzo è troppo elevato e la qualità molto bassa».
Anche i fermentati vivono un boom. In questo ambito sono attive diverse aziende affidabili e Veronesi invita alla prudenza sugli homemade per i quali è importante che vi sia una certificazione sulla realizzazione ad opera d’arte.
Un altro comparto in lenta crescita sono i cocktail prepreparati, commercializzati in mono porzioni, ma anche bag in box e fusti, ideali per locali ed eventi. Secondo Veronesi, «nonostante esistano da qualche anno diverse aziende che propongono cocktail pronti all’uso, alcuni dei quali fatti veramente molto bene, c’è ancora molta diffidenza da parte dei gestori di locali convinti che non vengano apprezzati dai clienti finali. A mio parere spesso i cocktail prepreparati sono nettamente superiori a quelli preparati espressi. Qui mi ricollegherei alla scarsa professionalità di gran parte di chi gestisce bar e simili, con conseguente poca preparazione e conoscenza dei prodotti e di come miscelarli».
Quando bar, cucina e hotellerie si incontrano
Il pairing tra bar e cucina è una leva ancora poco esplorata rispetto al suo potenziale, Secondo Veronesi infatti sarebbe un ottimo sistema per fidelizzare il proprio cliente, proponendo sempre delle novità che lo invoglino a ritornare. Inoltre, nella mixology, «Il cosiddetto food pairing permetterebbe di avere una molto ampia possibilità di abbinare cocktail a piatti di cucina», spiega Veronesi, sottolineando che le scelte sarebbero maggiori anche rispetto al vino e alla birra.
La condizione per funzionare? «Serve sempre avere tanta, tanta conoscenza dei prodotti, di come rendano una volta miscelati, dell’obiettivo che si vuole raggiungere con gli abbinamenti». Innovazione sì, ma con competenza.
La tecnologia al bar: utile, ma non sostitutiva
Menu digitali, realtà aumentata, interazioni virtuali: la tecnologia può agevolare nelle attività routinarie. Fin dove spingersi? Veronesi è netto:
«Per tanto possa avanzare, la tecnologia non potrà MAI sostituirci in un lavoro di accoglienza. Il fluido magnetico/empatico che ognuno di noi dovrebbe emanare non può essere percepito da nessun apparecchio tecnologico... ognuno di noi non può essere replicato sia nei pregi che nei difetti e queste differenze sono fondamentali per il contatto con i clienti».
“The Spirits Escape”: il ritorno a Hospitality
All’interno dell’area speciale RPM-Riva Pianeta Mixology ritorna per la 50° edizione The Spirits Escape, uno dei momenti più attesi tra le H Experience di Hospitality. Sarà un percorso immersivo e multisensoriale che vedrà barman e professionisti di ristorazione e hôtellerie cimentarsi nella sperimentazione di cocktail innovativi guidati da esperti mixologist... reali e virtuali. Veronesi, però, non anticipa nulla e per saperne di più dà appuntamento a tutti durante le prime tre giornate di fiera, dal 2 al 4 febbraio 2026 a Riva del Garda.
Perché l’esperienza non si racconta, si vive.




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