Un ristorante non comunica soltanto attraverso ciò che serve. Materiali, colori, arredi, oggetti, mise en place e rapporto con l’ospite contribuiscono a definirne l’identità e il modo in cui vengono percepite qualità e accoglienza.
È su questa relazione tra interior design, design in ambito food e ristorazione che si concentra in “Design for Food, cultura gastronomica e ospitalità”, il progetto realizzato da ADI VTAA in collaborazione con Fondazione Casa Artusi per la 51a edizione di Hospitality. La mostra porta in fiera una riflessione sulla progettazione dell’esperienza, collegando spazio, tavola, prodotto e modalità di fruizione.
Materiali e colori, il valore è nella composizione
Progettare un ambiente dedicato alla ristorazione significa lavorare sull’insieme, non semplicemente affiancare elementi esteticamente gradevoli. La scelta di superfici, tonalità e oggetti contribuisce infatti a costruire il carattere del locale e la percezione che ne ha chi lo frequenta.
“Questo percorso ci permette di offrire al visitatore non solo spunti di ricerca sui materiali, ma soprattutto combinazioni di materia e colore capaci di generare armonia e valore aggiunto nello spazio”, spiega Silvia Sandini, consigliere di ADI VTAA – Associazione per il Disegno Industriale, delegazione territoriale Veneto Trentino-Alto Adige.
Per chi sta progettando o rinnovando un locale, il tema riguarda quindi la capacità di creare coerenza tra le diverse componenti, evitando che arredi, finiture e colori vengano considerati come scelte indipendenti.
La “Semplicità Complessa” prende forma
Il concept della mostra prende ispirazione dalla filosofia dell’Harry’s Bar e dallo stile Cipriani, sintetizzati nell’espressione “Semplicità Complessa”. L’idea viene tradotta in uno stand ricco di contenuti, ma costruito per renderli immediatamente leggibili.
“La presenza della Fondazione Artusi con lo show cooking, la selezione di oggetti Design for Food, la mise en place e il mood materico dedicato alla ristorazione definiscono il cuore narrativo del progetto. L’immagine dello stand richiama l’ambiente del ristorante: la scelta del bianco e nero crea un contesto essenziale che mette in risalto il tavolo sospeso, punto focale per il visitatore”, racconta Sandini.
Il tavolo diventa così centro attorno a cui si costruisce l’allestimento, mettendo in relazione materiali, oggetti e organizzazione dei diversi elementi. La stessa logica guida il percorso della mostra, articolato in otto composizioni che fanno dialogare interior design, strumenti per il consumo e progettazione del cibo.
“La tavola è, prima di tutto, un luogo di relazione. È lo spazio dove si intrecciano conversazioni, dove l’esperienza gastronomica si completa attraverso la presenza dell’altro”, sottolinea Sandini.
Il design for food non riguarda solo il piatto
Il percorso amplia poi lo sguardo attraverso il Design for Food, un ambito che comprende non soltanto il prodotto alimentare, ma anche processi, strumenti, packaging, distribuzione, comunicazione e modalità di consumo.
Per Michele Cuomo della Commissione ADI - Design for Food, il rapporto tra HoReCa e contesto locale offre ancora margini di sviluppo: “Una maggiore integrazione con la valorizzazione delle produzioni alimentari, delle comunità produttive e dei territori, sia locali che nazionali, potrebbe apportare una maggiore fidelizzazione degli utenti/clienti. Chi viene in Italia, anche per lavoro, vuole sperimentare, sempre più consapevolmente, il cibo e l’accoglienza italiana: in questo il design Made in Italy gioca un ruolo fondamentale”.
Per ristoranti e strutture ricettive, il design in ambito food può quindi diventare una chiave per mettere in relazione le diverse componenti dell’offerta e costruirne un’identità precisa.
Quando il design interviene sul prodotto
Tra gli oggetti selezionati per la mostra compare anche “Canna di Fucile”, il formato di pasta progettato proprio da Michele Cuomo, premiato con il Compasso d’Oro International Award nel 2015. Il progetto nasce dal legame con la tradizione produttiva di Torre Annunziata e dalla ricerca sulla trafila in bronzo, sviluppata con una rigatura interna elicoidale capace di incidere sulle caratteristiche della pasta, dalla cottura all’assorbimento del condimento.
Il caso permette di osservare un altro aspetto importante del Design for food: la progettazione può riguardare non soltanto gli ambienti o gli strumenti legati al consumo, ma anche le caratteristiche del prodotto alimentare stesso.
Per chi opera nell’HoReCa, la mostra offre quindi uno spunto concreto: leggere materia, spazio, tavola e prodotto come parti di un’esperienza da ideare e realizzare in modo coerente.
“Design for Food, cultura gastronomica e ospitalità” è presentato a Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza, in programma a Riva del Garda dall’1 al 4 febbraio 2027.



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