La ricetta dei Vignaioli del Trentino nelle parole della presidente, Clementina Balter
Nel mondo dell’accoglienza, c’è una parola che oggi fa davvero la differenza: autenticità. Non basta più offrire comfort o servizi impeccabili: il viaggiatore contemporaneo cerca un racconto, un’emozione, un legame profondo con il luogo che sceglie di vivere, non solo visitare. In questo contesto, il vino è diventato una delle chiavi più potenti per creare esperienze dal valore autentico. Un calice sa raccontare un territorio, parlare di persone, di gesti e di stagioni, e riesce a trasformare l’ospitalità in un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi. È proprio qui che il mondo del vino e quello del turismo si incontrano, dando vita a un modello integrato di accoglienza in cui hotel, ristoranti e produttori si alleano per valorizzare una terra e renderla riconoscibile nel mondo.
Ne abbiamo parlato con Clementina Balter, presidente dei Vignaioli del Trentino, realtà che oggi rappresenta 85 cantine trentine e che da anni promuove una cultura del vino fatta di relazioni, formazione e autenticità.
“Poter avere un rapporto diretto con il consumatore ci permette di far conoscere la nostra identità e il nostro territorio - racconta Balter - Chi cerca il buon vino, e attraverso il vino vuole conoscere un luogo, è solitamente un turista attento, che cerca anche il buon cibo e un’ospitalità di qualità: siamo una filiera.” Filiera che, se ben connessa, può creare un racconto coerente e distintivo capace di attrarre visitatori e fidelizzare clienti.
Nel settore HoReCa, il vino non è più un semplice elemento della carta in un ristorante, ma un vero e proprio strumento di narrazione e di posizionamento. Degustazioni, wine experience, cene in vigna, abbinamenti gastronomici e percorsi sensoriali rappresentano oggi un vantaggio competitivo per chi vuole differenziare la propria proposta.
“Attraverso il vino si raccontano storie di mani che coltivano la terra e curano il paesaggio - sottolinea Clementina Balter. - Certo, la qualità e i servizi di una struttura sono fondamentali, ma solo il territorio è unico e irripetibile. E poi il vino è un fatto sociale, dove c’è il vino ci sono persone che vogliono stare insieme, stare bene e vivere momenti sereni.”
Questo approccio non è solo un trend, ma una strategia concreta che mette al centro il concetto di filiera a “chilometro vero”, come amano definirla i Vignaioli del Trentino: un patto autentico tra chi produce, chi ospita e chi viaggia, nel segno della qualità e della sostenibilità. L’indipendenza dei Vignaioli, che seguono l’intera filiera “dal grappolo al bicchiere”, è una garanzia per chi nel mondo dell’ospitalità vuole offrire esperienze genuine e legate al territorio.
“I nostri vini sono buoni perché a produrli ci sono persone vere, con storie vere, che non si esauriscono in vigna e in cantina - ricorda Balter, citando le parole del giornalista Fabio Piccoli. - È questo il messaggio che vogliamo trasmettere a chi ci viene a trovare nelle nostre cantine e nelle nostre case. L’unicità di ogni nostra storia”
Ma il vino non è solo racconto: è anche una leva economica e relazionale. In un momento in cui i consumi globali calano e i modelli di consumo cambiano, l’enoturismo offre un modo nuovo di avvicinare il pubblico e di fidelizzarlo.
“Stiamo lavorando molto per aiutare i nostri Soci a potenziare le loro competenze e la loro attrattività in ambito enoturistico - spiega Balter. - L’enoturismo ci permette di rendere il cliente parte della nostra storia, di farlo entrare in casa nostra, di fargli capire che il vino non è solo una commodity, ma un prodotto che parla di persone e di territorio. E credo che sia importante fare del vino un’esperienza più leggera, perché forse per troppi anni ne abbiamo fatto una questione un po’ troppo seriosa.”
Il turismo esperienziale, infatti, si alimenta di emozioni e autenticità, due valori che il vino sa trasmettere meglio di qualsiasi dépliant. E quando la narrazione di una terra passa dal bicchiere, diventa un’esperienza che resta impressa nella memoria di chi la vive. Per gli operatori dell’ospitalità, significa trasformare la propria struttura in una finestra sui propri luoghi, capace di raccontare la cultura locale attraverso la tavola, il servizio e la proposta enogastronomica.
La sfida, come sottolinea Balter, è lavorare insieme:
“Ogni attore della filiera può e deve fare al meglio il proprio lavoro, ma solo tutti insieme possiamo sviluppare un’offerta turistica completa e far crescere la reputazione del nostro territorio come destinazione.”
È questa la logica della collaborazione che anima il mondo del vino trentino, dove produttori, ristoratori, albergatori e istituzioni costruiscono un ecosistema integrato che valorizza le eccellenze locali e rafforza l’immagine del Trentino come terra di accoglienza e qualità.
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Un dialogo che trova un punto di incontro concreto anche nel contesto fieristico: sarà infatti all’interno di Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza che i Vignaioli del Trentino torneranno protagonisti con [Spazio]Vignaiolo, l’area speciale dedicata al vino e all’enoturismo che per l’edizione 2026 animerà il padiglione B4 fino a mercoledì 4 febbraio. Qui, produttori, operatori e professionisti del settore potranno confrontarsi su tendenze, esperienze e opportunità di sviluppo per la sinergia tra vino e ospitalità. I Vignaioli del Trentino ospiteranno inoltre produttori e artigiani del cibo, per raccontare al meglio il territorio e, nella Wine Arena, proporranno seminari ed approfondimenti sul tema dell’enoturismo e del marketing territoriale, in collaborazione con le istituzioni provinciali e con le principali associazioni di categoria del mondo ricettivo.
“Hospitality è una splendida occasione per ritrovarsi, confrontarsi, scambiarsi esperienze e contatti, anche commerciali - conclude Balter. - Anche quest’anno con l’obiettivo di far conoscere i nostri vini direttamente attraverso le parole di chi li produce”.




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